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Presentati i campionati di Serie A maschile

Si partirà il 14 ottobre, quando gli echi del Mondiale maschile italo-bulgaro si saranno appena placati e mentre in Giappone le ragazze di Mazzanti saranno ancora in volo sul taraflex iridato. La Superlega e la A2, che per i prossimi tre anni avranno Banca Credem come title sponsor, guardano già oltre e si preparano a una stagione che si annuncia memorabile. Il massimo campionato ha vissuto in estate una corsa al riarmo da parte dei team maggiori. Don Sirci da Perugia ha lanciato la sfida, aggiungendo al suo roster campione d’Italia il CR7 del volley, il cubano Leon. È partito Zaytsev, un addio doloroso ma necessario per fare spazio al campione in arrivo dallo Zenit e rispettare la volontà del giocatore di tornare a schiacciare da zona 2.

Gli altri top team non si sono risparmiati nel rispondere al fuoco: Civitanova, che deve ancora finire di digerire la sconfitta nell’ultima finale playoff, ha pescato a mani basse nel fantastico bacino dei Cubani, portando (o riportando) in Italia Leal e Simon per affiancarli a Juantorena (che poi viene quasi rabbia a pensare a quanto sta sprecando Cuba, senza l’ottusa posizione di certi suoi funzionari i caraibici oggi metterebbero in campo ai Mondiali una squadra quasi imbattibile). Modena si è presa il già citato Zaytsev, Anzani e Christenson; Trento ha portato in Italia un altro grande campione serbo, Lisinac. E poi attenzione alla Verona di Boyer e alla Milano di Maar e, soprattutto, di Giani. Le altre correranno per il ruolo di outsider, per acciuffare il vagone giusto per i playoff o anche solo per evitare la retrocessione, voragine che dalla prossima stagione tornerà ad aprirsi sotto i piedi delle squadre meno attrezzate.

Il massimo campionato presentato a F.I.CO. Bologna sarà preceduto (di una settimana) dalla Supercoppa, che anche quest’anno verrà giocata con la formula della Final Four: i Campioni d’Italia ospiteranno Civitanova, Modena e Trento e subito capiremo l’aria che tirerà. In Supercoppa e Coppa Italia verrà sperimentata una novità importante, destinata probabilmente a estendersi presto anche al campionato: i tecnici avranno a disposizione un solo timeout discrezionale. Un tentativo di ridurre i troppi tempi morti che si affianca a un’altra innovazione, decisamente più intrigante: il cartellino verde del fair play. Sarà mostrato dall’arbitro al giocatore che ammetterà un tocco a muro, evitando il ricorso al video check. La società più virtuosa verrà premiata a fine stagione con una somma di denaro da destinare in beneficenza. E attenzione al rovescio della medaglia: il giocatore che non ammetterà il tocco e si vedrà dare torto dall’occhio elettronico sarà sanzionato. L’influenza che questa norma avrà sulla durata delle partite sarà facilmente verificabile fin dalle prime sfide.

Sfide che anche quest’anno e almeno per i prossimi tre verranno trasmesse da RaiSport. Confermato l’appuntamento domenicale, tavolo aperto per fissare l’anticipo. In ballo la prima serata del venerdì e del sabato.

Volleynews.it mi onora di un’intervista 🙂

Questo il link: http://www.volleynews.it/2018/06/02/la-voce-di-marco-fantasia-arriva-da-molto-lontano/
Di seguito il testo dell’articolo:

Di Stefano Benzi

Una lunghissima gavetta nelle radio locali genovesi dove ha letteralmente creato diversi format: notiziari, trasmissioni live, dirette di servizio pubblico durante alluvioni, eventi come le Colombiane o disastri come quello della petroliera Haven. Lo sport, la grande passione, è diventata il suo lavoro solo diversi anni dopo: oggi Marco Fantasia è una delle voci più importanti della pallavolo italiana e con Andrea Lucchetta, Maurizio Colantoni e Claudio Galli commenta campionati e nazionale.

Sarà perché lo conosco da sempre e perché della nostra generazione lui e il collega Stefano Picasso, oggi vicecaporedattore in Rai, erano di qualche spanna più avanti, ma continuo a vedere Marco non come un affermato professionista ma come un cronista da corsa con il telefonino in una mano e il block notes nell’altra… “Quelli delle radio locali sono stati anni indimenticabili che mi hanno dato tanto sotto l’aspetto della formazione e della visibilità. Erano altri tempi, forse irripetibili. Oggi nessun giovane che voglia avvicinarsi alla formazione ha avuto a disposizione i mezzi e i maestri che abbiamo avuto noi”.

Maestri che dopo una conferenza stampa si sedevano a tavola vicino a noi e ci davano consigli, ma ci facevano anche i complimenti. Gente come Alfredo Provenzali: “Non oso nemmeno chiamarlo maestro – si schernisce Marco – mi sarebbe piaciuto potere lavorare accanto a lui e rubargli un po’ di mestiere. Provenzali è stato un monumento per tutti noi, un punto di riferimento. Era impossibile non restarne affascinato. Mi impressionava l’umiltà con la quale si poneva di fronte a noi, il modo interessato in cui ci ascoltava”.

Per Marco Fantasia la pallavolo prima che un lavoro è una passione: “Quando feci il primo servizio dedicato alla pallavolo fu amore a prima vista, feci anche il corso per diventare allenatore e da allora posso dire che l’amore è corrisposto ed è vissuto con piena soddisfazione”.

Anno di Mondiali per le nazionali: “La squadra maschile è partita fortissimo, pure troppo – dice Marco – mi sono sorpreso sia della qualità del gioco che della forza espressa nelle partite di Volley Nations League. Zaytsev è stato davvero impressionante, credo che abbia dimostrato tutto il suo desiderio di giocare opposto. Ora l’importante è gestire questa pressione e questo ritmo fino ai Mondiali perché la cosa fondamentale sarà arrivare alla scadenza più importante nella forma migliore”.

E in ambito femminile? “Le ragazze stanno crescendo e miglioreranno ancora – continua Marco – era normale che in avvio con tante giovani e diverse esordienti potesse esserci qualche colpo a vuoto ma mi stanno sorprendendo positivamente e sono convinto che possano fare molto bene. Con la Cina hanno dimostrato di essere sulla strada giusta per poter tornare a essere una delle migliori nazionali del mondo dimenticando le ultime partite non molto felici”.

Qualsiasi mestiere può tradire, annoiare, deludere… “Come dicevo i tempi sono cambiati, stiamo raggiungendo un livello di guardia pericoloso con siti Internet che si inventano di sana pianta articoli o dichiarazioni. L’ordine dei giornalisti ci propone ogni anno corsi obbligatori di formazione professionale e deontologia che per carità, vanno benissimo. Ma alla fine dovremmo anche spiegare alle decine, centinaia di ragazzi che vivono nel falso mito di questo mestiere che fare il giornalista non è scrivere per primo una notizia inventata o raggiungere tanto pubblico con un video sguaiato e di cattivo gusto. Occorre buon senso: noi abbiamo avuto maestri straordinari che oggi non sono così numerosi ma forse non c’è nemmeno la disponibilità di stare ad ascoltare. C’è troppa fretta e poca qualità: si pagano quattro soldi per articoli che rispettino preferenze SEO ma nessuno si preoccupa che vengano garantiti altri aspetti ben più importanti. Non è un bel momento in senso generale e non lo è nemmeno nel nostro lavoro: speriamo che le cose si sblocchino. Sicuramente sono molto fortunato e privilegiato a fare qualcosa di così appagante e divertente per un’azienda che oltre a pagarmi mi consente di esprimermi e di lavorare nelle migliori condizioni”.

Anche se ti tocca la differita…? “A volte capita – ammette la voce Rai con un tono di paziente rassegnazione – ci sono orari che non possono essere rispettati e altri che non sono per nulla convenienti e soprattutto c’è un palinsesto di eventi sportivi che non può essere ignorato. L’importante è fare vedere quanto più possibile ogni volta che è possibile e cercare di andare incontro alle esigenze del pubblico. E se questo non sempre può accedere contiamo sulla comprensione degli abbonati”.

PyeongChang-7 (fine)

Considerazioni sparse mentre mi accingo ad affrontare un viaggio che sarà lungo 24 ore, tra trasferimento anticipato in aeroporto, volo per Roma e successiva coincidenza per Genova.

Alla cerimonia conclusiva (miserella, per la verità) ho finalmente toccato con mano il sistema di sicurezza coreano per le Olimpiadi. La presenza del presidente della repubblica e di Ivanka Trump mi hanno permesso di apprezzare l’imponente schieramento di agenti in divisa e in borghese. Niente di invasivo, ma comunque molto diverso dalle ragazzine in giacca Security che tra un buongiorno e un grazie ci controllavano velocemente all’ingresso degli impianti.

Ho già parlato della monomaniacalità della TV coreana, sempre centrata sugli atleti locali a costo di trasmettere ore e ore di repliche dei successi nel pattinaggio di velocità. Ieri però l’hanno fatta grossa: alla premiazione del torneo di curling hanno mostrato le Coreane medaglia d’argento e al momento della premiazione delle Svedesi hanno staccato il collegamento per passare ad altro.

Il cibo è complessivamente vario, seppure lontano dall’incredibile numero di possibilità offerto dai ristoranti italiani. Aspettatevi sapori diversi dal solito, ovviamente (attenzione al piccante che può essere mortale…) ma non solo per le specialità locali, bensì pure per ciò che possiamo mangiare comunemente anche alle nostre latitudini. Se un Coreano dovesse mai mangiare un mandarino italiano credo che urlerebbe di gioia.

Avete presente il braccio di mare che a est della penisola coreana divide il Paese dal Giappone? In Corea non chiamatelo Mar del Giappone, come si usa in generale nel mondo. Qui è Mare dell’Est.

Anche perché il popolo coreano appare sereno e pacifico, ma mi fa pensare il loro modo di parlare, spesso netto e assertivo (ma forse è colpa di una lingua non proprio armoniosa), così come il modo in cui cercano di suscitare entusiasmo tra la folla, gridando come ossessi. E mi sono tornate in mente immagini di scontri di piazza a Seul, qualche anno fa, con la polizia regolarmente presa a legnate dai dimostranti. E allora, pacifici sì, ma i Coreani mi sa che è meglio non farli incazzare.

Nota personale per la quale mi scuserete. Chiamato a prendere parte alla missione una settimana prima della partenza, ho fatto ancora una volta la mia parte da dodicesimo. Forse un giorno capiterà di giocare qualche partita da titolare, chissà, ma intanto il mister sa di poter contare sull’apporto della panchina. Con juicio, però 😊

Vi lascio con la foto di Lindsey Vonn, campionessa anche di gentilezza, sensibilità e disponibilità. Una delle migliori scoperte, per me, di questa esperienza.

PyeongChang-6

La gentilezza dei Coreani è davvero esemplare. Dai volontari che ci accolgono sulle piste arrivano solo sorrisi e saluti e a volte, considerando che sono tantissimi, schierati lungo i percorsi tra i parcheggi, le seggiovie, i bus navetta, i centri stampa, le mixed zone, arrivare a destinazione comporta almeno una dozzina di annyeong haseyò (buongiorno, letteralmente “che lei possa avere pace”), altrettanti gamsa bnidà (grazie) e un numero indefinibile di inchini. Niente di spiacevole, si intende, anzi. Il protocollo di sicurezza risente positivamente di questo clima. Niente polizia, che pure gira con discrezione negli impianti, i controlli al metal detector sono affidati a un team all’apparenza molto giovane, che ricorda con gentilezza di separare telefoni e tablet dal resto del bagaglio che ognuno di noi porta con sè, saluta e ringrazia. La minaccia terroristica, qui, sembra davvero lontanissima. Eppure sono convinto che in caso di necessità tutto funzionerebbe alla perfezione.

Team giovane, dicevo. Ma chissà se è davvero così. I Coreani che incontro qui sembrano tutti giovanissimi. Sarà così o hanno trovato la formula giusta? Le ragazze sono simpatiche e sorridenti, e aggraziate anche quando non sono bellissime. Musicalmente sono ancora alle boy band, ma alla radio (che trasmette quasi esclusivamente musica coreana) ho sentito del soul locale apprezzabile.

Ieri con la scusa di acquistare una valigia ho raggiunto Gangneung, sulla costa, dove si svolgono le gare di pattinaggio. Tutto un altro clima, per chi usciva da una settimana tra -2 e -23. Due passi sulla lunga e bella spiaggia con vista sull’Oceano Pacifico mi hanno fatto bene.

Nota di demerito per le TV coreane. Trasmettono solo le prove nelle quali sono impegnate atlete locali. Di fatto, ore e ore di short track, dove la Corea è una potenza (finché le sue atlete non incontrano Arianna Fontana…).