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PyeongChang-7 (fine)

Considerazioni sparse mentre mi accingo ad affrontare un viaggio che sarà lungo 24 ore, tra trasferimento anticipato in aeroporto, volo per Roma e successiva coincidenza per Genova.

Alla cerimonia conclusiva (miserella, per la verità) ho finalmente toccato con mano il sistema di sicurezza coreano per le Olimpiadi. La presenza del presidente della repubblica e di Ivanka Trump mi hanno permesso di apprezzare l’imponente schieramento di agenti in divisa e in borghese. Niente di invasivo, ma comunque molto diverso dalle ragazzine in giacca Security che tra un buongiorno e un grazie ci controllavano velocemente all’ingresso degli impianti.

Ho già parlato della monomaniacalità della TV coreana, sempre centrata sugli atleti locali a costo di trasmettere ore e ore di repliche dei successi nel pattinaggio di velocità. Ieri però l’hanno fatta grossa: alla premiazione del torneo di curling hanno mostrato le Coreane medaglia d’argento e al momento della premiazione delle Svedesi hanno staccato il collegamento per passare ad altro.

Il cibo è complessivamente vario, seppure lontano dall’incredibile numero di possibilità offerto dai ristoranti italiani. Aspettatevi sapori diversi dal solito, ovviamente (attenzione al piccante che può essere mortale…) ma non solo per le specialità locali, bensì pure per ciò che possiamo mangiare comunemente anche alle nostre latitudini. Se un Coreano dovesse mai mangiare un mandarino italiano credo che urlerebbe di gioia.

Avete presente il braccio di mare che a est della penisola coreana divide il Paese dal Giappone? In Corea non chiamatelo Mar del Giappone, come si usa in generale nel mondo. Qui è Mare dell’Est.

Anche perché il popolo coreano appare sereno e pacifico, ma mi fa pensare il loro modo di parlare, spesso netto e assertivo (ma forse è colpa di una lingua non proprio armoniosa), così come il modo in cui cercano di suscitare entusiasmo tra la folla, gridando come ossessi. E mi sono tornate in mente immagini di scontri di piazza a Seul, qualche anno fa, con la polizia regolarmente presa a legnate dai dimostranti. E allora, pacifici sì, ma i Coreani mi sa che è meglio non farli incazzare.

Nota personale per la quale mi scuserete. Chiamato a prendere parte alla missione una settimana prima della partenza, ho fatto ancora una volta la mia parte da dodicesimo. Forse un giorno capiterà di giocare qualche partita da titolare, chissà, ma intanto il mister sa di poter contare sull’apporto della panchina. Con juicio, però 😊

Vi lascio con la foto di Lindsey Vonn, campionessa anche di gentilezza, sensibilità e disponibilità. Una delle migliori scoperte, per me, di questa esperienza.

PyeongChang-6

La gentilezza dei Coreani è davvero esemplare. Dai volontari che ci accolgono sulle piste arrivano solo sorrisi e saluti e a volte, considerando che sono tantissimi, schierati lungo i percorsi tra i parcheggi, le seggiovie, i bus navetta, i centri stampa, le mixed zone, arrivare a destinazione comporta almeno una dozzina di annyeong haseyò (buongiorno, letteralmente “che lei possa avere pace”), altrettanti gamsa bnidà (grazie) e un numero indefinibile di inchini. Niente di spiacevole, si intende, anzi. Il protocollo di sicurezza risente positivamente di questo clima. Niente polizia, che pure gira con discrezione negli impianti, i controlli al metal detector sono affidati a un team all’apparenza molto giovane, che ricorda con gentilezza di separare telefoni e tablet dal resto del bagaglio che ognuno di noi porta con sè, saluta e ringrazia. La minaccia terroristica, qui, sembra davvero lontanissima. Eppure sono convinto che in caso di necessità tutto funzionerebbe alla perfezione.

Team giovane, dicevo. Ma chissà se è davvero così. I Coreani che incontro qui sembrano tutti giovanissimi. Sarà così o hanno trovato la formula giusta? Le ragazze sono simpatiche e sorridenti, e aggraziate anche quando non sono bellissime. Musicalmente sono ancora alle boy band, ma alla radio (che trasmette quasi esclusivamente musica coreana) ho sentito del soul locale apprezzabile.

Ieri con la scusa di acquistare una valigia ho raggiunto Gangneung, sulla costa, dove si svolgono le gare di pattinaggio. Tutto un altro clima, per chi usciva da una settimana tra -2 e -23. Due passi sulla lunga e bella spiaggia con vista sull’Oceano Pacifico mi hanno fatto bene.

Nota di demerito per le TV coreane. Trasmettono solo le prove nelle quali sono impegnate atlete locali. Di fatto, ore e ore di short track, dove la Corea è una potenza (finché le sue atlete non incontrano Arianna Fontana…).

PyeongChang-5

Il mio primo contatto con la delegazione nordcoreana alle Olimpiadi è avvenuto oggi… in bagno. All’ingresso del container adibito a toilette presso la pista di slalom di Yongpyong dove era in programma la gara femminile (poi rinviata come da consuetudine di questi giorni) c’erano due uomini, ho pensato che fossero in coda e invece mi hanno invitato a entrare. Dentro c’erano altri tre uomini in tenuta sportiva della Nord Corea, che espletate le loro funzioni sono usciti. Quando sono uscito anche io, i due che avevo incontrato all’ingresso non c’erano più: avevano accompagnato gli altri e li avevano rimessi sotto scorta all’uscita.

Raggiunta la mia postazione in mixed zone, mi sono collegato con Roma e in questo frangente ho mostrato lo spettacolo messo in scena dalle cosiddette cheerleaders che Kim ha inviato dal Nord a PyeongChang. Uno spettacolo divertente, visto da fuori. Le ragazze, dovrei dire piuttosto le bambine, perfettamente sincronizzate tra loro, hanno cantato per quasi un’ora, guidate da una direttrice del coro. Alle loro spalle tre uomini tenevano due bandiere nordcoreane e una bandiera con la penisola coreana in azzurro, senza confini. A un certo punto un gruppo di sudcoreani, tutti attrezzati con la bandiera dell’unificazione, hanno cominciato a contrappuntare il canto delle ragazze del nord. Ne è nato uno scambio basato, mi è sembrato di capire, su canzoni popolari condivise. Dal Nord si lanciava una strofa, dal Sud si rispondeva. Alla fine di ogni esibizione, le ragazzine in rosso si lanciavano in un applauso. Tutto divertente, tutto anche tenero.

In quei momenti, come ho detto, ero collegato in diretta per parlare dell’ennesimo annullamento di una gara di questa strana Olimpiade, ma appena possibile mi sono avvicinato al gruppo insieme all’operatore Willy Tschager per riprenderle più da vicino; ma proprio in quei minuti le ragazze sono state portate fuori dallo stadio. Mi sono sfilate davanti una a una, tutte con lo stesso sorriso che non hanno abbandonato neanche per un istante durante tutta la loro permanenza nel centro dedicato allo sci alpino. Alcune alzavano una mano per salutare ma nessuna rispondeva ai saluti degli altri, non un filo di voce oltre a quella usata durante l’esibizione.

Mi sono accodato, immediatamente il corteo in rosso è stato blindato da uomini che portavano un accredito con su scritto “antiterrorismo”, la formula che il CIO ha adottato per far entrare nei siti olimpici i funzionari dei servizi di sicurezza nordcoreani. Mi sono avvicinato a uno di loro e ho chiesto di poter avere una delle bandierine del Nord che le ragazze avevano con sé. Il tipo che mi si è parato davanti come a bloccare un ulteriore mio passo in avanti era alto non più di un metro e 65, ma sospetto che non sarebbe stato facile affrontarlo in un match di taekwondo. Non mi ha neanche risposto, mi ha solo mostrato le braccia incrociate davanti al petto, gesto coreano per indicare uno stop, un divieto. Ho riprovato, puntando sulla comunicazione, ottenendo come risposta solo un altro gesto accompagnato da uno stop. Al mio ok e al mio passo indietro, finalmente l’uomo ha abbassato le braccia, ha accennato perfino un mezzo sorriso e ha mormorato un “thank you” prima di andarsene.

È stato a quel punto che la tenerezza provata per quelle bambine è stata sopraffatta dall’angoscia per la loro condizione. Vedendole cantare ho sperato di poter andare oltre le sensazioni che i media ci convogliano quando parlano del 38′ parallelo. Ho pensato che anche queste bambine, dentro il loro cuore, sentissero il piacere di essere in mezzo a loro fratelli, qui al Sud. E ho sperato che anche i grigi funzionari che le scortavano potessero provare lo stesso sentimento. Magari non è tutto come ci raccontano, questo ho pensato. Ma gli sguardi duri degli agenti di Kim, l’impossibilità di avere qualunque contatto con la delegazione, i sorrisi delle ragazze troppo insistiti per essere veri, mi hanno convinto che sarà davvero difficile instaurare condizioni nuove al Nord.

Forse avrei dovuto sfruttare meglio quel momento di solitudine, io e tre di loro, da soli, nel bagno di una pista olimpica di sci. Chissà se avrei mai raccolto una battuta, uno sfogo, una denuncia. Mi viene in mente un altro Paese simile, per il culto della personalità del capo espresso con ogni forma artistica. Un Paese che sembrava senza speranza, come la Corea del Nord di oggi: la Romania di Ceausescu. Forse le ragazze del coro cresceranno in un Paese diverso.

PyeongChang-4

Prima le cose serie: due giorni fa sono stato all’incontro tra i ministri di sport, turismo e cultura di tutto il mondo, promosso dal ministro sudcoreano. Molto interessante e affollato, per l’Italia c’era Lotti. Ho avuto l’opportunità di fare due chiacchiere (e poi di intervistare per Raisport) con il governatore della regione di PyeongChan, che in passato è stato ministro dell’Unificazione. Che in Corea è un incarico non da poco. È stato gentilissimo e mi ha spiegato il suo punto di vista sulla situazione. Secondo lui quelli che il leader del Nord Kim sta mandando in questi giorni olimpici sono segnali utili per allentare le tensioni, ma i veri passi avanti verso la pace dovranno essere altri. Il rischio che si tratti solo di propaganda esiste ancora. L’unificazione, poi, è davvero ancora lontana.

Avrei voluto parlare anche con il ministro allo sport, che immediatamente mi è venuto incontro ma è stato bloccato dalla sua solerte portaborse, che ha preteso di rinviare l’intervista a dopo l’incontro, con una tempistica per noi non sostenibile perché i Tg in Italia aspettavano la dichiarazione di Lotti. E qui non c’è margine di trattativa: se un Coreano ti dice che una cosa non si può fare (salire su un bus pieno, gettare la carta nel bidone della plastica, intervistare un ministro) tu quella cosa non la fai. Nessun “minutino”, nessuna distrazione, solo tanti sorrisi a sottolineare il no.

Ora le cose gravissime: ma che freddo fa qui??? Stamattina siamo stati tirati giù dal letto dalla notizia del rinvio della discesa libera maschile e dalla necessità di effettuare un collegamento per la diretta nella notte italiana. In quota con il wind chill si registravano 26 gradi sotto. Io ho atteso il collegamento a valle: 45 minuti a -18. Ieri sera per le prime due manche di slittino ho quasi dovuto amputarmi una mano, priva di guanto per riuscire a maneggiare il cellulare. Stasera, per la fase che assegnerà le medaglie, si prevede ancora più freddo. Capi, non vi risponderò per un paio d’ore, portate pazienza.

PyeongChang-3

L’inaugurazione di domani si avvicina, intanto gli atleti cominciano a provare le piste. Questa mattina è stata la volta dei discesisti. Tempi alti per i nostri ma buone sensazioni. Oggi ho rischiato di far rinviare le Olimpiadi per uno zaino dimenticato su uno shuttle tra il parcheggio e la pista di Jangseon, ma per fortuna qui il servizio di sicurezza è molto cool, pur essendo apparentemente molto attento.

Mistica esperienza con la lavatrice coreana: quando finisce intona una musichetta. E poi, che ammorbidente pazzesco, signora mia! 😄

PyeongChang-2

La presenza nel posto accanto al mio di Zuzana, fotografa ed ex modella slovacca, non ha influito molto sulla qualità del volo Roma-Seul. La nostra quasi ex compagnia di bandiera pensa che un aereo per la Corea debba essere allestito secondo le dimensioni coreane, tanto da non consentire nemmeno il piegamento delle ginocchia tra un sedile e l’altro. Dopo undici ore di volo, altre due su un pullman di pelle umana, anche fuori, il mezzo su ruote più lussuoso che abbia mai visto.

Una cosa colpisce: il freddo. L’altra notte abbiamo toccato i -23, ma pare che nei prossimi giorni migliorerà, temporaneamente, fino ad avvicinarsi allo zero. I disagi saranno soprattutto per gli atleti, ma anche lavorare non è semplice, costretti come siamo a girare bardati come omini Michelin. Il mio operatore di ripresa (quello con la telecamera), ha ripetuto più volte che dalle sue parti non ha mai sentito tanto freddo. Ed è Altoatesino.

Per le strade neanche un filo di neve, le piste sembrano invece ben fornite. Però un po’ tutti si chiedono perché sia stata scelta una località così fredda per ospitare i Giochi. Questa mattina prima presa di contatto con gli impianti, con qualche immagine che servirà per i Tg dei prossimi giorni, in attesa dell’arrivo della squadra e quindi, speriamo, delle prime interviste.

PyeongChang-1

Nuova avventura, inattesa come spesso mi accade. Spero di avere sempre il tempo per trovare spunti interessanti e raccontarli. Oddio, l’inizio non è granché: una bufala da 25 euro in un ristorante all’aeroporto di Fiumicino. Il fatto è che agli imbarchi internazionali normali trovi giusto il Toblerone nel duty free. Appena arrivi nell’area degli imbarchi verso estremo oriente e Russia fioriscono Gucci, Prada, Ferragamo, Bulgari. E le mozzarelle da 25 euro 😊