Intervista Paola Egonu 4.11.16

3 Comments

  1. Simone Bonucci
    17/11/2016 at 22:51

    Ciao Marco,

    prendo spunto da questa intervista per chiederti un parere su Simone Giannelli, altro giovanissimo campione dal futuro potenzialmente radioso.

    Il parere riguarda i commenti che si sprecano su questo ragazzo. Si tratta di un vero patrimonio del volley italiano, e come tale le definizioni che tecnici e meno tecnici spendono per descriverlo sono le più lusinghiere. Vero che il volley non offre l’esposizione mediatica del calcio (e questo secondo me è un bene, la troppa popolarità per un sistema può essere pericolosa), ma tu ravvisi il pericolo che “crescendo”, sebbene abbia dimostrato nervi d’acciaio, a forza di sentirsi dire bravo (approssimo per difetto) a soli 20 anni, si possa un po’ perdere?

    In Italia non siamo mai stati bravi a conservare l’equilibrio, nel bene e nel male.

    Grazie

    Un saluto


  2. marco
    19/11/2016 at 09:28

    Giannelli non è più una promessa ma una certezza, e mi sembra proprio che abbia anche la testa giusta per non farsi travolgere, cosa che dopo un paio d’anni ai massimi livelli si sarebbe già dovuta verificare. Ha deluso solo nella finale olimpica, al pari della squadra, ma tra quattro anni sono assolutamente certo che sfrutterà l’auspicata, nuova chance.
    Ciao.


  3. Simone Bonucci
    19/11/2016 at 16:36

    Io il pericolo lo fiuto ancora, ma mi auguro vivamente che abbia ragione tu; quel ragazzo rappresenta molto per il futuro del movimento pallavolistico italiano.

    Altra cosa, il volley italiano ha un giocatore dal profilo mediatico efficace. Di certo il più efficace tra quelli sulla scena, mi riferisco ovviamente a Zaytsev. Look e atteggiamento lo hanno reso tale, nel bene e nel male. Qualcuno se ne è accorto e oggi lo troviamo protagonista in un reality. Appartengo alla vecchia scuola, di quelle un po’ conservatrici, che faticano a metabolizzare certe cose, ma comprendo che il cambiamento faccia parte dei tempi.

    Ti chiedo, una scelta del genere (con lui ancora in attività) può davvero portare una maggiore visibilità e attenzione al movimento?

    Qual è il pericolo che questa maggiore visibilità, di lui idealmente calato nel ruolo di ambasciatore mediatico del volley, possa assumere un’accezione negativa (qui indubbiamente prevale la mia idiosincrasia verso un certo tipo di televisione)?

    Grazie


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