Rio-Giorno 1

L’atterraggio alle 4.25, con mezz’ora di anticipo sulla tabella, è stato l’aspetto più positivo della giornata. A seguire: coda per convalidare l’accredito, coda per cambiare un po’ di valuta, coda per ritirare i bagagli, attesa per salire sul pullman che ci avrebbe portati nei rispettivi alloggi. In tutto tre ore prima di arrivare a destinazione. La mia è un residence nuovissimo. Così nuovo da non essere nemmeno finito. Mi è subito rimasta in mano la maniglia della porta della stanza, non c’era acqua calda, il Wi-Fi non funziona (e serve assolutamente, per lavorare) e adesso non va nemmeno lo scarico del bagno. La maniglia è stata riparata togliendone un pezzo, l’acqua calda ora c’è, per il resto attendo i tempi locali. Sono tutti gentili, si attivano, ma i risultati sono, diciamo, mediocri.

Briefing informale: ci informano di trovarci al centro di una zona circondata da tante favelas, alcune pacificate, altre no. Pare che la probabilità di finire vittime di agguati sia intorno al 145%. Serpeggia una certa rassegnazione, oltre alla speranza di trovare banditi umani che accettino i pochi spiccioli che ci porteremo dietro, in cambio della vita.

Fatto amicizia con splendida gattina tricolore affettuosissima. Ecco, forse l’aspetto positivo è questo.

Visita all’IBC, la casa delle televisioni. Siamo praticamente già pronti grazie al lavoro di chi ci ha preceduto qui. I computer funzionano, così come il cellulare con sim brasiliana, che permette un notevole risparmio. Però, anche qui, il Wi-Fi è ancora (?) una chimera e il bundle dati rischia di esaurirsi presto.

Si organizza una task force per provare ad andare a cena scampando all’attesa sparatoria. Vabbè, non esageriamo. Però non ci si muove in gruppi inferiori alle 5 unità 🙂

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