Tokyo, giorno 3
Tokyo, giorno 3

Tokyo, giorno 3

Il mio hotel a Tokyo è a Shinjuku, uno dei quartieri speciali della città. Gode di una certa autonomia amministrativa, ma deve coordinarsi con il governo “comunale” di Tokyo. Stasera era particolarmente animato, tanta gente in giro, tante auto. Non sono un architetto e non ho visto nemmeno un decimo di Tokyo, ma per quel poco penso di poter dire che lo sviluppo edilizio sia stato abbastanza disordinato, non c’è uno stile che caratterizzi i gruppi di edifici, a parte il fatto di essere tutti grattacieli. La sera, però, con le luci accese, questa città si ammanta di un fascino completamente diverso, come se indossasse un abito da sera e svelasse finalmente il suo lato più bello. In attesa di tentare un blitz in centro, dopo il quattordicesimo giorno di quarantena soft e sempre ammesso che il lavoro lo permetta, questa è la prima impressione nel viavai tra l’albergo e l’IBC. L’attraversamento della Tokyo Bay è affascinante a tutte le ore, ma la sera di più. Lasciatemi dire però che la cosa più affascinante di oggi è stata scoprire che l’Ariake Arena, il nostro prossimo tempio del volley, è proprio lì, sulla baia, a un quarto d’ora a piedi dall’IBC. Un sogno, considerando che il collega che seguirà la scherma impiegherà invece due ore e mezza di bus per arrivare a destinazione, e che a Rio nessun luogo (tranne l’arena del basket) era raggiungibile con meno di un’ora di navetta. Insomma, almeno sul fronte trasporti dovrebbe essere un’Olimpiade più tranquilla e meno dispendiosa in termini di tempo ed energie.

Le navette sono il più pratico mezzo per muoversi in un’Olimpiade, soprattutto ora che per altri dieci giorni sono bandito dai mezzi pubblici, qui. Tutte le mattine un gruppo di noi qui al Citadines si raduna e sale per raggiungere l’IBC, con la consueta caciara. Per dire, oggi ci hanno guardato storto tre giornalisti portoricani, che magari normalmente girano con in spalla un sound system che spara reggaeton. È passato anche il secondo giorno di “osservazione”, intanto; domattina ultima colazione al sacco (nel senso che me la lasciano in un sacchetto fuori) in camera. Spero che non siano così monotoni da riportarmi le stesse cose dei primi due giorni… Intanto per adesso non ho neanche visto il sushi e ho evitato con cura la pizza. Sono sospeso tra due pregiudizi gastronomici. Ma so che verrà il tempo per entrambi.

Giulia è arrivata e sta bene. Non ci siamo ancora visti a differenza di Lucky, che è venuto subito al compound. Oggi ultima amichevole per le nostre ragazze: 3-1 alla Corea e buone sensazioni. Madonna, quanto manca alle 9 di domenica?

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