La CEV fa davvero il bene del volley?

Questa è la nazionale della Georgia poco prima dell’esordio agli Europei contro l’Italia. Alle spalle della squadra, il deserto. L’assegnazione della competizione da parte della CEV a un Paese completamente digiuno può rispondere, nel caso migliore, alla volontà di diffondere la pallavolo in Paesi dove è poco praticata. Nel peggiore immaginiamo fruttuosi accordi economici e/o politici, pur senza avallare minimamente i pareri dei maligni che hanno subito cominciato a sospettare il decollo e l’atterraggio di sostanziose mazzette.

Finita la prima fase, con un unico girone (quello, appunto, della Georgia e delle Azzurre) a Tbilisi, la competizione si sposta ora a Baku. Neanche l’Azerbaijan ha una grande tradizione pallavolistica: molte campionesse sono andate a giocare in una delle tante squadre della capitale, giustamente attratte dai lauti guadagni, ma il livello tecnico è altra cosa. La nazionale locale, comunque, ha superato il primo turno e fa quello che può.

Le nostre ragazze hanno superato in scioltezza la loro pool, come previsto. La pochezza delle avversarie affrontate ha permesso di superare senza danni qualche passaggio a vuoto, causato soprattutto dalla necessità di affinare gli schemi dopo la rinuncia a Lia Malinov proprio alla vigilia della partenza. Già dai quarti, però (contro l’Olanda?) occorrerà entrare completamente nell’atmosfera giusta. Possiamo fare benissimo, ma il percorso è pieno di insidie.

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