Rio-Giorno 14

Non è facile trovare il tempo è il modo per scrivere di più. Dopo una giornata sui campi la fatica mi coglie rapida e violenta appena sfioro il divano della camera con l’intento di guardare anche io un po’ di Olimpiade. Ma si sa, se la fai, l’Olimpiade, non la vedi.

Anche le sollecitazioni ambientali, in questi giorni, sono un po’ mancate. E sono il motivo per cui, alla fine, scrivo.

Dressage, dressage e ancora dressage, in questi giorni. Da neofita della materia devo dire che cross country e salto a ostacoli mi hanno coinvolto di più, pur nel costante timore di assistere a infortuni fatali. Forse il programma dovrebbe essere snellito un poco. Il dressage, dimostrazione di addestramento e tecnica, è di comprensione meno immediata rispetto alle altre due gare, il pubblico che non segue l’equitazione durante la stagione ma si fa intercettare durante l’Olimpiade fatica di più ad appassionarsi, rispetto a gare di potenza e velocità nelle quali la percezione dell’errore è istantanea.

Ieri è stata eliminata dalla gara l’unica italiana, Valentina Truppa. E lei ha scritto un post affettuosissimo per comunicare al suo cavallo Chablis il pensionamento. Diciannove anni di età, sedici con Valentina a mietere allori in Italia e nel mondo. “Sarai sempre il mio eroe”, ha scritto lei. Ora per Chablis prati ed erba fresca. E basta allenamenti.

Federica Pellegrini, invece, sbrocca contro un tifoso un po’ impertinente. Posso solo provare a immaginare la sua delusione dopo il quarto posto che potrebbe mettere la parola fine alla sua grande carriera, ma dare del coglione è qualcosa che macchia l’immagine. Ed è un peccato. Il brutto dei social.

Sui ragazzi e sulle ragazze del volley mi sono già espresso privatamente prima del torneo e in parte anche dopo, pubblicamente. Non aggiungo altro, ma sto cominciando a indagare se il 21 ci sarà modo per me di raggiungere il Maracanazinho. Per un appassionato, essere a pochi passi da una finale olimpica e non andarci sarebbe imperdonabile, ma dipenderà dagli impegni di lavoro.

E non succede. Ma se succede…

4 Comments

  1. Simone Bonucci
    13/08/2016 at 14:37

    Ciao Marco,

    c’ho preso gusto ad interagire, il tuo è un blog ben fatto, non banale. Spero di non rompere troppo.

    Ho letto il posto di Valentina, mi sono quasi commosso. Poi ho scoperto del coma nel 2015, non lo sapevo. Doppiamente brava.

    Mi piacerebbe conoscere il tuo pensiero sul caso Schwazer.

    Io sto dalla sua parte. Ho seguito la vicenda dall’inizio, complice la mia stima da sempre per Donati. Seguendo i fatti e ragionandoci sopra con un minimo di lucidità e quel pizzico di sensibilità (che ci vuole), ritengo sia quasi impossibile rimanere indifferenti. Vivo come un dovere elaborare una posizione, qualunque essa sia. Credo lo meriti l’uomo che risalendo dall’inferno si è trovato a combattere praticamente da solo.

    E tutto questo nella totale indifferenza del Coni; da Malagò neanche una parola ci circostanza. Come se farlo fuori rappresentasse l’eliminazione di un problema (identificato prevalentemente in Donati). In quale contesto? Quello nel quale il Cio assume posizioni “timide” nei confronti del comitato olimpico russo.

    Simone


  2. marco
    14/08/2016 at 03:29

    Certo che non rompi, siamo qui per questo.
    Sono convinto che Schwazer sia finito in mezzo a una manovra di potere. Una IAAF ormai priva di credibilità ha fatto fuori quello che era diventato un testimone scomodo di certe pratiche che solo a parole vengono combattute. Per non parlare della posizione di Donati, pare che non aspettassero altro per far fuori il paladino, da sempre, della lotta al doping. E cosa dire delle polemiche tra Donati e i Damilano? Schwazer squalificato dalla IAAF di cui fa parte uno dei fratelli, mentre l’altro allena i marciatori cinesi. Cinesi.


  3. Simone Bonucci
    14/08/2016 at 08:49

    Certe manovre ti spingerebbero a non guardare i Giochi.

    Andiamo avanti. Alla grande l’Italvolley, con menzione particolare per Blengini. Ereditare questa responsabilità dopo il burrascoso addio di Berruto (con lui vice, non va dimenticato) non era facile. Significava ingaggiare nuove regole con il gruppo. Fino ad adesso, alla luce dei risultati e dell’atteggiamento visto, sembra esserci riuscito. Incrociamo le dita.

    Ho un grande rimpianto, l’assenza dell’Italbasket. Avremmo avuto una squadra competitiva guidata da un fuoriclasse della panchina. Davvero peccato. Ma lo sport è anche questo, vittorie e sconfitte.

    Alla prossima


  4. marco
    15/08/2016 at 13:19

    Il clima intorno a Berruto era chiaramente difficile, toccava alla squadra ora dimostrare che il problema era quello, senza altri alibi. I colleghi che seguono normalmente il basket mi hanno detto che con il livello di questo torneo non avremmo avuto chance.


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