Europei femminili 2021, Zara/Belgrado (1)
Europei femminili 2021, Zara/Belgrado (1)

Europei femminili 2021, Zara/Belgrado (1)

Da Zara a Belgrado, dalla Croazia alla Serbia, un solo grido: “Noncennè Còviddi!”. Zara, dove l’Italia ha disputato il girone di qualificazione agli ottavi di finale, non mi ha lasciato una buona impressione. In questo periodo è una specie di paradiso per i no-vax, dove chi circola con la mascherina viene addirittura additato. Eppure gli assembramenti non mancano, sia lungo le strette strade della città vecchia, sia nei negozi e nei ristoranti. Nei primi due giorni di permanenza sono stato ospite di un “apartmant”, una seconda casa affittata per l’occasione, in pieno centro, molto graziosa. Per trovare parcheggio però è stata un’odissea, specialmente la sera, quando tutti si riversano nelle stesse strade. L’unico negozio nel quale ho pagato in contanti mi ha rifilato di resto monete cinesi senza valore, il personale dei locali non brilla per gentilezza e forse un po’ li posso capire, vista la qualità del turismo. Poi, essendo io di Genova, sono parecchio abituato a un certo modo di trattare non solo il turista, ma ogni essere vivente. Le antiche vestigia romane si perdono nella cafonaggine di locali costruiti copiando le antiche colonne, con quelle vere lì di fronte, inglobate. L’impressione è quella di una specie di Disney World, dove gli elementi antichi si perdono e sembrano nient’altro che costruzioni posticce realizzate apposta, tipo Las Vegas. Lungi da me qualsiasi nostalgia, quello che è successo dopo le guerre è successo e basta e fortunatamente i fascisti (almeno quelli italiani) sono stati cacciati, ma chissà se l’Italia, che ebbe giurisdizione su queste zone, avrebbe evitato oggi certi scempi. Bello il lungomare, praticamente senza bar e totalmente privo di stabilimenti balneari. Spiccano le semplici strutture (un cordone e due porte) che rendono possibile per chiunque giocare a pallanuoto liberamente.

Nei giorni successivi al secondo mi sono trasferito con Giulia e Fabio, il montatore che è partito con noi, in un hotel fuori dal centro vicinissimo al palasport. Qui invece ho trovato grandissima cortesia e perfino qualche soggetto parlante inglese, una rarità. Per il resto della settimana abbiamo vissuto costantemente avvolti dalla nube di arrosto proveniente dagli enormi forni che tutti i ristoranti e gli alberghi della zona possiedono e che lavorano 18 ore al giorno per cuocere in enormi spiedi agnelli e maiali interi, anche quattro alla volta. E poi sì, c’è stato anche l’aspetto sportivo. Il livello di attenzione degli addetti al palasport è cresciuto giorno dopo giorno, il primo siamo addirittura riusciti a portare Mazzanti in diretta in postazione facendogli salire le scale che ci separavano dal campo. Il giorno dopo il cancelletto che ci separava dal campo è stato chiuso con lo scotch, ma ci hanno permesso di aprirlo lo stesso, il terzo lo hanno bloccato con delle fascette ma ci hanno permesso di scavalcarlo. Teoricamente non c’erano biglietti in vendita, in realtà una certa quantità di pubblico è entrata ugualmente, soprattutto per la partita tra Croazia e Italia. Le mascherine? Roba da Carnevale.

Per entrare era necessario un tampone, da rinnovare ogni due giorni. Io, ligio, ho prenotato su internet e il giorno dopo alle 7 e mezza del mattino mi sono messo in coda presso il centro prelievi dell’ospedale locale. Laddove per centro prelievi si intende un container con una finestra dalla quale si affacciava un simpatico e altissimo paramedico. Il giorno dopo, a causa di un’incomprensione sugli orari che ha impedito a Giulia di effettuare il tampone in ospedale, abbiamo scoperto un altro luogo, poco distante, dove effettuare l’esame. Una stanza, alla fine, accanto a un centro commerciale. Poco più caro, pagamento solo cash, ma risultato in pochi minuti. Al desk due ragazze giovanissime. Ben presto abbiamo scoperto che il tampone veniva richiesto solo per entrare nella zona cosiddetta Vip, dove potevamo mangiare un boccone in emergenza tra una diretta e l’altra, mentre entrando dalla rampa di scale che ci portava direttamente in postazione evitavamo ogni controllo. Noi comunque abbiamo sempre proceduto ai controlli, soprattutto per la nostra stessa incolumità. Cinque vittorie su cinque per l’Italia, possiamo trasferirci a Belgrado con un certo ottimismo.

Un commento

  1. Parallelo83

    Il resoconto lo trovo interessante. Oltre l’aspetto sportivo c’è quello turistico-umano che attira maggiormente i miei interessi.
    Aspetto altra puntata. Interessante l’ultimo giorno che sicuramente era carico di emozioni considerando la vittoria dell’Europeo.

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