Tokyo, giorno 1
Tokyo, giorno 1

Tokyo, giorno 1

“Vi preghiamo di attendere seduti ai vostri posti, ci sono difficoltà nell’aggancio del finger al portellone dell’aereo”. Dopo undici ore e mezza di volo non è esattamente quello che ti aspetti di sentire dal comandante dell’aereo. Pensi che dopo il terrore dei giorni prima della partenza, ai Giapponesi sia definitivamente venuta meno la proverbiale efficienza. E invece no. Appena scesi inizia la lunghissima trafila dei controlli. Ogni modulo scaricato e stampato in Italia trova la sua utilità in una delle tante tappe. Personale giovane e gentilissimo guida i nuovi arrivati lungo un percorso che va dal controllo del passaporto alla verifica del regolare funzionamento della app Ocha, indispensabile per poter soggiornare in questo periodo.

Stop di circa 20 minuti per attendere l’esito di un’analisi salivare e dopo più di due ore complessive arriviamo finalmente al ritiro bagagli. Qui, come a compensare tutto, arriva l’immagine più bella dell’anno e forse di sempre: il cucciolo di Beagle con pettorina azzurra addestrato per individuare nelle valigie cibo per cani, la cui importazione privata è proibita in Giappone. Trovandomi in area aeroportuale non mi hanno permesso di fotografarlo, purtroppo. All’uscita dell’aeroporto ci attende un bus navetta: altra mezz’ora di strada e arriviamo in una zona che si direbbe molto vicina all’International Broadcasting Center. Da lì un taxi porta gli inviati nei rispettivi hotel. Un taxi, un passeggero. Arrivo a destinazione esattamente 32 ore dopo essere uscito dalla mia casa di Milano. In tutto questo tempo ho tolto la mascherina per dieci minuti in tutto.

In albergo altro personale gentilissimo, il check in è rapido. Ci confermano che non c’è ristorante e che c’è un negozio in zona. Possiamo fare dei delivery con Uber Eats, ma la app è solo in giapponese, saranno giorni di tuono per la mia dieta (Breaking news: appena provata, sono riuscito a mangiare e anche bene. E non sarà un caso che il rider si chiamasse Yuki, come il capitano della nazionale giapponese di pallavolo). La stanza non è grande, ma c’è tutto quello che serve. Piccole perplessità sul bagno, la vasca ha dimensioni giapponesi, a occhio non ci si potrà sdraiare completamente, ammesso che troveremo mai il tempo di farlo. E sì, il water è come lo immaginate, riscaldato e con getti vari incorporati. Tempo soleggiato ma maledettamente afoso. Resto della giornata libero, da domani via alle danze con altro test salivare e prima visita all’IBC. Il 22 le ragazze faranno un’amichevole con la Corea di Lavarini, chissà se si riuscirà a fare un salto. Giulia arriverà in quelle ore e difficilmente farà in tempo. Intanto il presidente del CONI Malagò ha voluto Paola Egonu per portare la bandiera con i cinque cerchi alla cerimonia inaugurale, bella notizia.

4 commenti

  1. Sono sicura che nonostante i disagi , vedi cibo ahahah , sei strafelice di esserCi e noi pure , per te e …..per noi poveretti a casa a prendere dalle tue labbra ! P.S. non conosci il giapponese ,ahi ahi ?

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